www.iomivogliobene.it
radio@iomivogliobene.it
sms 3386844358
www.radiolombardia.it
La storia dell’utilizzo degli animali come coadiuvanti alle normali terapie mediche può essere fatta risalire già al tempo della preistoria.
Nel 4500 a.C. Omero raccontava che, al suo ritorno ad Itaca, Ulisse non era stato riconosciuto né dalla moglie Penelope, né dal figlio Telemaco, né dagli amici tutti.
Solo il suo cane Argo aveva agitato la coda in segno di riconoscimento prima di morire all’età di 20 anni.
Anche Nell’antico Egitto dei Faraoni il cane era sacro al dio Anubis, protettore della medicina.
Capiamo quindi che la medicina dell’amore infinito che gli animali sono in grado di donare era già presente…
Divinità dei popoli Sumeri, Caldei e Greci erano affiancate, nella la cura di malattie, dai propri animali da compagnia, come nel caso del gallo di Esculapio o il cane di San Rocco.
Anche la leggenda greca, ancora una volta menzionata da Omero, narra che Asclépio, dio greco della medicina, figlio d’Apollo e di Arsinoe esercitava il proprio potere attraverso gli animali a lui sacri: cani e serpenti.
Alla sua morte, voluta lo ricordiamo da Zeus per aver risuscitato dei morti, Asclépio venne trasformato nella costellazione del Serpentario.
Si raccontava, che alcune persone che avevano perso la vista ad entrambi gli occhi si recavano dal dio della medicina e chiedevano di essere leccati dai cani, a lui sacri perché attraverso il “fido” a quattrozampe, il Dio trasmetteva la magia della guarigione…
Questa credenza, tramandata nel corso dei secoli, si riflette oggi in un antico proverbio francese: “Langue de chien, serte de medicine.
Pensate che presso il popolo persiano erano diffuse delle credenze circa i poteri, per così dire “sovrannaturali” dei cani.
Gli Zoroastriani ritenevano che esistesse un legame tra i cani e la morte, per cui l’anima dei defunti si incarnava nel corpo dei cagnolini. Per questo tutti i cani godevano di assoluto rispetto, protezione e cure.
CHI PRATICA LA PET THERAPY ?
Tutte quelle persone che, per un qualche motivo hanno bisogno di uscire da un particolare momento di difficoltà nel rapporto con il prossimo; si sentono inadeguati, ci capita spesso anche a noi, abbiamo bisogno di stornare dei brutti pensieri, le persone che soffrono di solitudine sociale o morale, temono il giudizio degli altri, hanno difficoltà nella comunicazione, coloro che, per svariate ragioni, si vergognano del proprio stato, hanno paura di confrontarsi con il mondo esterno.
L'animale, nella società contemporanea, nella sua semplicità comportamentale, nella spontaneità affettiva, nella mancanza di particolari malizie, nell'incondizionata generosità, nell'incapacità di sviluppare una doppiezza ipocrita…ci tranquillizza.
L'animale è lo spazio di fuga in un mondo che si è fatto troppo meccanico, in una realtà umana che ha perduto d’autenticità.
Nel IX secolo a Gheel, in Belgio, degli animali vennero introdotti per curare dei disabili, si stava tentando così un primo approccio terapeutico, costituendo il primo importante tentativo di animal assisted activity therapy della storia.
Tuttavia il primo studio realmente accertato circa l’utilizzazione scientifica degli animali a scopo terapeutico a lungo termine risale al 1792, in Inghilterra, presso il York Retreat Hospital, lo psicologo infantile William Tuke , insieme ad alcuni suoi collaboratori, cominciò a curare i propri pazienti (malati mentali e lunatici) con dei metodi “umani” e non più barbari. Inizialmente ci si avvalse di piccoli animali che potessero adattarsi facilmente all’ambiente ospedaliero e che non esigessero cure impegnative, come conigli e gallinacei domestici in genere (polli, anatre, oche.
Una semplice gabbia di volatili per coloro che sono costretti a rimanere confinati nella stessa stanza per molti giorni, aiuta a ridare senso di libertà
Spazzolare e accudire questi piccoli animali incoraggia i pazienti a fare lo stesso con sé stessi.
Un successivo utilizzo degli animali a scopo terapeutico risale al 1919 negli ospedali statunitensi, quando il Segretario del Ministero degli Interni, Franklin K. Lane, scrisse al Sovrintendente del St. Elisabeth’s Hospital a Washington, Dr W.A. White, suggerendo l’introduzione di cani per quei pazienti che avevano riportato gravi forme di depressione e schizofrenia in seguito alla I Guerra Mondiale.
Nel 1966 la terapia si estese anche alla Norvegia, dove i coniugi Erling Stordahl e sua moglie Anna, fondarono un centro di recupero per non vedenti. Grazie al contributo di fisioterapisti e di volontari, il centro ospitò cani e cavalli come componente fondamentale del regime terapeutico. Dopo un periodo di cura i pazienti erano in grado di sciare e di andare a cavallo.
Questo centro in Norvegia è attivo tuttora.
Il pioniere di questa tecnica innovativa e complessa, allo stesso tempo, è lo psichiatra infantile Boris Levinson
Una notizia importante: i bambini che trascorrono il primo anno di vita insieme con un cane potrebbero avere un minore rischio di sviluppare allergie, questa ricerca, pubblicata nel "Journal of Allergy and Clinical Immunology", è stata condotta con esami compiuti su 285 bambini, nel loro primo anno di vita.
In ogni famiglia o la madre o il padre hanno una storia di allergie o di asma.
I bambini che hanno convissuto con cani hanno, tendenzialmente, meno eczemi, sintomo che spesso precede sintomatologie asmatiche e o allergiche.
Ma c'è di più!
Si nota in chi vive vicino ad un cane una minore produzione di una proteina implicata nelle malattie allergiche e tende a mostrare più alti livelli di sostanze protettive contro le reazioni allergiche. Lo studio ha anche notato che i cani riducono le allergie più dei gatti!
Sì alle coccole, alla comprensione, all'altruismo, anche alla fermezza.
No all'egoismo!
Ecco sono queste per noi le basi per un vantaggioso e ricco rapporto con il nostro amico a quattrozampe
Chi vuole bene ai nostri amici animali, si fa del bene e porta del bene al mondo!


